Sono passati due giorni dalla conquista della Coppa Italia di serie A2 femminile di basket da parte della Halley Thunder Matelica. Un tempo sufficiente per razionalizzare l’impresa compiuta dalla squadra marchigiana, che per la prima volta nella sua storia ha vinto questo trofeo.
Lo facciamo insieme al “nocchiero” che ha guidato le ragazze dalla panchina, ovvero coach Alberto Matassini, portorecanatese classe 1988, ancor giovane ma già con una dose enorme di esperienza, basti pensare che si sta avvicinando alle trecento partite allenate tra serie A2 e A1.
Coach, a mente fredda, vogliamo rivivere la Final Eight disputata a Tortona e le tre vittorie che hanno portato alla conquista della Coppa Italia 2026?
«E’ stata una soddisfazione enorme. I presupposti delle vigilia non erano dei migliori a causa degli infortuni e del virus influenzale che stava attanagliando il gruppo squadra dai alcuni giorni. Siamo saliti in Piemonte con la volontà di onorare per lo meno la manifestazione, perché le condizioni fisiche generali erano davvero precarie e non ci consentivano di fare concreti progetti ambiziosi. Poi le cose sono un po' migliorate, le ragazze hanno stretto i denti per scendere sul parquet, la squadra si è rifiutata di considerarsi “malata”, pian piano abbiamo maturato la consapevolezza che potevamo essere competitivi e sono arrivate tre splendide vittorie - ai “quarti” con San Giovanni Valdarno, in semifinale con Costa Masnaga e in finale con Alpo Villafranca - che ci hanno consentito di alzare la Coppa Italia».
Qual è stato il momento più difficile?
«Sicuramente ai “quarti di finale” con San Giovanni Valdarno, la prima partita, senza Ilaria Bonvecchio non ancora a posto fisicamente, sotto di undici punti a sei minuti dalla fine… lì è stata veramente dura. Ma proprio in quel momento di grande difficoltà si è vista la compattezza della squadra. Tutte volevano vincere, anche chi è stata chiamata a giocare per pochi minuti ha dato il massimo, e il successo è arrivato».
Nel tuo curriculum da allenatore mancava la Coppa Italia… ed eccola qua. Una bella soddisfazione anche questa, no?
«Ci ero andato vicino nel 2021 quando allenavo Udine e fummo battuti da Crema. Stavolta la vittoria non è sfuggita, sono contento».
Oltre alla Coppa Italia, che cosa ti riporti a casa da Tortona?
«La consapevolezza di allenare un gruppo “vero” e questo è importante in vista dei prossimi mesi di campionato. Inoltre la conferma che il basket è… una scienza completamente inesatta: puoi fare mille calcoli, ma poi questo sport ti riserva sempre nuove sorprese. Eravamo sostanzialmente spacciati alla vigilia - e non scherzo perché abbiamo rischiato di scendere in campo all’esordio senza mezza squadra - poi invece abbiamo vinto il trofeo! E’ la filosofia che non bisogna mollare mai. Come dico sempre alle ragazze: finché c’è musica, balliamo».
Vuoi dedicare a qualcuno questo trionfo?
«Più che dediche, ringraziamenti… Ho scritto un post “ad hoc” su facebook: la mia squadra, la mia società, i nostri tifosi, la mia compagna, la mia famiglia, chi mi è sempre vicino (anche quando perdo), il mio lavoro e anche verso me stesso per tutto quello che ci metto dentro ogni giorno da circa quindici anni».
Con quale mentalità, ora, vi immergete di nuovo nel campionato?
«Dobbiamo considerare la vittoria della Coppa Italia dal punto di vista della consapevolezza delle nostre potenzialità e della capacità di poter competere con chiunque. La ripresa del campionato, dopodomani sabato 10 gennaio in casa nostra, ci pone sùbito di fronte la stessa Alpo che abbiamo affrontato in finale martedì, e questa è una buona cosa perché rappresenta una sorta di “par condicio” dal punto di vista delle scorie fisiche da cui entrambe le squadre sono reduci dopo una finale così tosta. Affrontiamo la partita reduci dalla vittoria di pochi giorni fa e quindi dovremo cavalcare l’inerzia psicologica positiva. I due punti in palio sono importanti (Alpo è prima in classifica con 22 punti, Matelica seconda con 20, nda) e quindi daremo il massimo per conquistarli».